Febbre – Jonathan Bazzi

Ho impiegato un po’ di giorni per riuscire a concretizzare questa recensione.

Ho deciso di non s criverla di impulso, ma bensì di ascoltare ciò che il mio inconscio aveva assimilato, a freddo, leggendo questo romanzo d’esordio di Jonathan Bazzi.

Febbre, edito da Fandango Libri, finalista del Premio Strega, è un diario di un ragazzo trentenne che ci racconta quella che è stata la sua esperienza di vita, la povertà e l’ignoranza che lo hanno cresciuto, una famiglia disgregata e spesso violenta, una sessualità non accettata ( dagli altri) fino ad arrivare alla scoperta dell’HIV.

Non troverete un alterego, come spesso accade con chi scrive un romanzo per raccontare i propri drammi, bensì, Jonathan parla in prima persona, descrive minuziosamente ogni millimetro della sua esistenza, a partire dalla sua infanzia, fino ad oggi.

Il libro tocca un tema che molti pensano di conoscere, e cioè il virus dell’HIV, ma come spesso accade invece, queste persone non sanno un bel niente. Questo non è un saggio scientifico, ma sicuramente aiuta molto a capire cosa accade, cosa potrebbe accadere, e perché no, anche a come prevenire.

Bazzi in merito a questa malattia ci insegna a non aver paura, ci trasmette conoscenza.

Ma se il virus dell’Hiv è il tema principe del romanzo, non è certo l’unico.

Jonathan cresce a Rozzano, la periferia “brutta” di Milano, fatta di tossici, prostitute, gente che ha poco da perdere. Ci racconta cosa significhi essere un bambino gay in quelle scuole, in quei cortili, in quel tipo di famiglie.

La sua, nello specifico, è totalmente disintegrata già quando lui compirà 3 anni. Farà la spola tra la casa dei nonni, la casa della madre e quella del padre.

Un bambino che oltre a sentirsi solo, inizia a trovare riparo solamente nella solitudine. Si percepisce tristezza, ansia perenne di non essere all’altezza delle aspettative.

Una voglia di rivalsa rispetto a tutto ciò che lo ha accompagnato fin dai primi giorni di vita, che sfocia in un perfezionismo autodistruttivo. Bazzi affronta il tema dell’ansia, della paura, e dell’omosessualità.

Parla di botte, amplessi con uomini molto più grandi di lui, di squallore.

La cosa sconcertante di questo libro, è il coraggio infinito che ha avuto a parer mio questo ragazzo nel mettere nero su bianco tutto ciò che ha vissuto. Senza risparmiare i minimi particolari, dettagli agghiaccianti, che riguardano soprattutto i suoi cari.

Sembra di entrare nello studio di uno psicanalista e di poter ascoltare ogni più intimo ricordo e pensiero.

Solitamente ci troviamo a fogliare pagine di romanzi con personaggi che si travestono per non far scorgere lo scrittore dietro di loro.

Questo romanzo invece è senza inganni, Bazzi racconta la sua storia, nuda e cruda. 

Io trovo questo libro di un’umanità disumana.

Solo un ragazzo che ha dovuto affrontare così tanto, può aver avuto l’ardire e la forza per raccontarci tutto questo.

Se volete conoscere Jonathan Bazzi, basterà che sfogliate le sue pagine.

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