Manuale di autodistruzione – Marian Donner

Sono sempre stata una maledetta perfezionista. Una di quelle che alza ogni volta l’asticella personale, una che a sé stessa dice spesso “non è ancora abbastanza”.

Mi chiedo tantissimo, o come direbbe la mia amica Vanessa, a volte mi chiedo troppo.

Poi ho letto Manuale di autodistruzione di Marian Donner (il saggiatore editore) e la mia visuale si è ampliata, si è inceppato il meccanismo, e ho iniziato a riflettere su questo tema.

La società oggi ci spinge ad essere sempre la versione migliore di noi stessi.

Belli, lisci, accattivanti, solari, positivi, produttivi.

Il mondo dei social poi sta letteralmente amplificando tutto in modo esponenziale, mandandoci messaggi di bellezza irraggiungibile, serenità fittizie, famiglie del mulino bianco.

Ma come dice Mr. Savethewall, la famiglia del mulino bianco non esiste, come non esiste la felicità perenne, la ricchezza indissolubile e la bellezza non deteriorabile.

Molti si avvicineranno a questo status symbol, ma saranno sempre in pochi, pochissimi. Uno su mille ce la fa, ma secondo me molti di meno.

Non siamo e sopratutto non saremo tutti premi Nobel, multimiliardari, influencer con milioni di follower, cuochi con 24 stelle Michelin, scrittori internazionali, o presidenti degli Stati Uniti (ma forse quest’ultimo punto rimane opinabile, vero Trump?).

Dobbiamo smetterla di pensare sempre che quello che stiamo facendo non sia abbastanza, e che se solo ci impegnassimo di più, anche noi riusciremo ad eccellere.

L’autrice non vuole mandarci un messaggio di negatività, ma di realismo. Se ci dicessero chiaramente che non tutti abbiamo le stesse opportunità, che già dalla nascita il 90% delle nostre esistenze iniziano ad essere segnate, probabilmente non vivremmo in questa bolla di iperproduttività.

Il sistema socioeconomico odierno ci racconta che tutti possiamo diventare qualcuno, che tutti possono tutto, basta volerlo.

Cippirimerlo… bastasse solo volerlo!

Quindi ogni giorno ci svegliamo e pensiamo a cosa poter fare di più, come possiamo migliorarci, come possiamo implementare la nostra produttività, perchè se tutti possono farcela, allora è un problema solo mio se non riesco!

No, non è unicamente una tua responsabilità.

Ci stanno facendo credere che fare e lavorare tutto il giorno e comprare qualcosa come ricompensa sia il massimo della soddisfazione. Non abbiamo quasi il tempo per prenderci cura di noi stessi, ma se puoi permetterti un iphone ultima generazione, beh, allora sei un ganzo.

Bandite ogni forma di depressione, tristezza, incertezza.

Perchè se malauguratamente queste sensazioni si affacciassero, tu devi fare una sola ed unica cosa:

ESSERE POSITIVO

Non abbiamo tempo da perdere in ciance, sii positivo, sorridi e vai avanti.

Non possiamo fermarci! Dobbiamo muoverci, lavorare e produrre. Non importa se va a discapito di noi stessi.

Le persone stanno a mano a mano perdendo il contatto con il sé interiore. Non si esprimono le idee se non in linea con delle macro aree che già esistono e che ci vengono suggerite continuamente.

Non mi riferisco al sano senso di appartenenza ad un gruppo, parlo di algoritmi, parlo di tecnologie che stanno studiando i nostri desideri e che pretenderanno di sapere al posto nostro di cosa necessitiamo, meglio di quanto potrebbe fare una mamma.

Le persone vengono schedate, e allineate a seconda dei click e dei like effettuati. Dentro al libro troverete un esempio agghiacciante di quello che vi sto raccontando. In Cina infatti questo metodo basato sugli algoritmi viene già applicato, e in base al comportamento dei cittadini, tracciato nel più piccolo dettaglio, questi saranno poi votati e premiati, o trucidamente bollati.

Questi ausili tecnologici, che in base agli acquisti che fai sanno già cosa potrebbe interessarti per farti spendere i tuoi prossimi risparmi… nanno la pretesa di sapere cosa ti piace o cosa detesti.

Un passaggio illuminante del libro della Donner è quello in cui l’autrice racconta di una canzone molto poco famosa, e forse nemmeno oggettivamente bella, che però a lei piace tantissimo.

Mai e poi mai gli algoritmi gliela consiglierebbero seguendo le sue abitudini di scelta, eppure, a lei quella canzone fa impazzire.

I computer sono fallibili, e mi viene da dire a ragion veduta, visto che sono stati creati da esseri umani.

Non è possibile schedare un essere umano, che ha un’anima stratificata, e piena di contraddizioni.

Posso adorare mangiare un hamburger di Mac Donalds e allo stesso tempo intestardirmi a comprare tutto biologico al supermercato. E NON C’E’ niente di male in tutto questo. Vuol dire essere vivi, avere passioni, essere imperfetti, avere il diritto di cambiare idea ed essere incoerente se necessario.

Manuale di autodistruzione, non è un semplice saggio, è un libro che ci spiega come essere “un piolo tondo in un buco quadrato”.

Potete trovare il link cliccando qui.

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