Open – Andre Agassi

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Non amo il tennis. Non lo conosco come sport e non mi ha mai appassionata.

Ho affrontato la lettura del libro Open di Andre Agassi (Einaudi) come un percorso di studio per conoscere meglio la struttura delle autobiografie.

Inaspettatamente però, arrivata all’ultima pagina ho sentito quella sensazione che i lettori conoscono assai bene, quell’effimero accoramento dovuto alla consapevolezza di aver concluso una storia che avrei voluto che non terminasse.

Andre Agassi non ha mai fatto mistero di essersi avvalso di un Ghostwriter per la stesura del romanzo, nello specifico abbiamo davanti un’opera scritta grazie all’aiuto di J. R. Moehringer, giornalista premio pulitzer divenuto famoso anche grazie alla sua di autobiografia, Il bar delle grandi speranze (Piemme).

Agassi dopo averla letta ha contattato Moehringer proponendogli di aiutarlo a scrivere la sua di autobigrafia. Ci sono voluti ben due anni, ma il risultato è stato acclamato in tutto il mondo.

Che siate o meno appassionati di tennis, il nome Andre Agassi sicuramente vi suonerà famigliare.

E’ considerato uno dei tennisti più forti di tutti i tempi avendo vinto 8 tornei dello Slam e 60 titoli ATP rimanendo in cima alla classifica per ben 101 settimane. Rimane ad oggi l’unico tennista ad aver vinto tutti i tornei maschili al singolare: i quattro Slam, medaglia d’oro olimpica , i torne ATP: World Championship, Masters Series, 500, 250 e anche la  Coppa Davis.

Come si diventa un campione di questo calibro? Ogni dettaglio ha contribuito al successo di Agassi, che ha iniziato la sua carriera da piccolissimo, quando suo padre aveva come unico sogno, quello di avere un figlio campione di tennis.

Un padre dispotico, che non avendo ottenuto i risultati sperati con gli altri tre figli, metterà tutte le sue energie nell’allenare il più piccolo, Andre.

Gli mise una racchetta da ping pong legata ad una manina quando era ancora in culla, e quando gli regalò la sua prima racchetta gli disse che poteva battere con essa qualsiasi cosa, palle, oggetti, animali.

Era un uomo irreprensibile che vedeva davanti a sé solo il suo obiettivo. Fece costruire dietro alla loro casa di Las Vegas un campo da tennis in cemento e lui stesso ideò una macchina infernale sparapalle, soprannominata il drago, affinché il figlio non facesse altro che allenarsi. Dalla mattina alla sera.

Ma questo fervore paterno non ha trasmesso la passione al piccolo Agassi, che per tutto il libro ci regala l’ossimoro della sua vita: Io odio il tennis.

D’altra parte il tennis era l’unica cosa che pensava di saper fare, e il padre dopo aver esaurito le sue capacità di coach, lo mandò un’accademia per tennisti.

Agassi, soprannominato il Kid di Las Vegas iniziò la sua ascesa.

Il libro affronta il tema esistenziale del volere è potere. Infatti Agassi avrà una carriera altalenante fatta di grandi successi ma anche di periodi molto difficili, dove il suo carattere ribelle lo portò anche a drogarsi.

Solo in età adulta, con la donna giusta al suo fianco ha avuto finalmente la soddisfazione e la maturità per poter affrontare il grande talento che possedeva.

Per raggiungere questa fase zen ha avuto bisogno di crearsi e ricrearsi la sua squadra di fiducia, fatta da un personal trainer che prenderà le sembianze di un padre, una guida spirituale e un coach che riuscirà a tirare fuori il peggio e il meglio di lui.

Due matrimoni, il primo con l’attrice Brooke Shields, che segnerà indelebilmente un periodo nero della sua carriera, a confutare la tesi per la quale, se Agassi non era allineato e in equilibrio con ciò che lo circondava, non riusciva a tirare fuori il campione che risiedeva dentro di lui.

Il secondo matrimonio sarà con Steffi Graff, anche lei una tra le più grandi tenniste di tutti i tempi.

La campionessa tedesca per tutta la vita graviterà intorno ai pensieri di Agassi, che finalmente riuscirà ad incontrarla e strapparla ad un fidanzamento che prosegue per inerzia. Con lei costruirà la sua famiglia e la sua serenità.

Una vita senza fronzoli, diretta e concreta. Un uomo che ha vissuto tutta la sua esistenza per il tennis, è cresciuto con e grazie a questo sport, accanto ai grandi rivali sul campo, come Pete Sampras.

Un ragazzo con i capelli da moicano, ribelle, che inveisce in campo e al quale la stampa non dava fiducia, si trasforma in un uomo rasato a zero, che ha fiducia in sé stesso e nelle sue potenzialità, amato ed acclamato dal pubblico anche quando i giornalisti lo credevano finito.

Alti e bassi, una lotta continua con il suo io interiore, per cercare la propria strada al di là delle imposizioni e le pressioni esterne alle quali è stato sottoposto fin dalla nascita.

Ora che ho finito la sua storia, mi sento più forte anche io.

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