La vita davanti a sé – Romain Gary

“Mi sono davvero divertito. Arrivederci e grazie”.

Queste furono le ultime parole che Romain Gary, inviò all’editore Robert Gallimard il 30 novembre 1980, pochi giorni prima di togliersi la vita con un colpo di pistola alla testa. Il 2 dicembre 1980 comprò ed indossò una vestaglia rossa vermiglio e si tolse la vita.

La storie degli autori si intersecano sempre nelle trame dei loro successi, ma la vita di questo scrittore è così particolare che non posso esimermi almeno da accennarvela prima di recensire uno dei suoi romanzi di maggior successo: La vita davanti a sé, in Italia per Neri Pozza editore.

Nell’arco della sua vita Romain ha cambiato identità innumerevoli volte; il suo vero nome difatti era Romain Kacev.

Gary aveva utilizzato già altri nomi per pubblicare dei suoi lavori , come ad esempio Shatan Bogat e Fosco Sinibaldi. Quest’ultimo nome d’arte richiama ad un gioco di parole dove sostituendo le prime lettere di otterrà il nome di un altro grande rivoluzionario : Garibaldi.

Firmandosi Romain Gary, scrisse ben nove romanzi, sdoganando in Francia lo stile letterario della lingua parlata. Molto amato dal pubblico grazie alla sua voce forte e audace, vinse il premio Goncourt nel 1956 grazie a Le radici del cielo. Tuttavia nella scena letteraria francese degli anni ’60 non era visto di buon occhio dai colleghi che lo reputavano troppo attaccato a idee politiche reazionarie di Charles de Gaulle.

Nel 1975 l’autore decise quindi di ovviare alle sue difficoltà sul palcoscenico della letteratura francese pubblicando La vita davanti a sé utilizzando lo pseudonimo di Emile Ajar. La critica lo adorava, e taluni schernivano Romain Gary al cospetto del nuovo talento ed astro nascente Ajar. Grazie a questo romanzo lo stesso anno vinse nuovamente il premio Goncourt. Le regole del concorso però sono chiare, non può essere assegnato due volte allo stesso autore, dunque Gary chiese ad un parente di rivendicare lo pseudonimo e ritirare il premio mantenendo il segreto.

Così avvenne, e Emilie Ajar fu amato da tutti, infatti grazie a questo romanzo Gary introdusse nella letteratura la Francia multietnica che già popolava Parigi.

Il romanzo parla della vita di Momò un bambino di 10 anni cresciuto assieme e grazie a Madame Lola, un’ebrea scampata da Auschwitz che per lavoro allevava i figli delle ex colleghe prostitute. Madame Rosa cresceva i bambini secondo i dettami della loro religione, Momò, diminutivo di Mohammed, era arabo, ed era l’unico fra tutti i bambini che andavano e venivano sotto quel tetto a non aver mai conosciuto i suoi veri genitori. Siamo negli anni ’60 a Belleville, quartiere parigino multietnico povero e degradato, un luogo di disadattati e di reietti.

Gli occhi del piccolo Momò diventeranno quelli del lettore, che verrà catapultato nella mente di un bambino che vive nella miseria, circondato da orfani, transessuali, prostitute e droga.

La speranza e il sogno che contraddistingue questa età viene regalata a Momò grazie ad un anziano musulmano, il signor Hamil, che ha contribuito, seduto al tavolino di un café, a crescere il bambino secondo i dettami della loro cultura. Grazie a lui Momò sognerà di poter essere il futuro Victor Hugo e di scrivere un nuovo “I miserabili”.

La salute cagionevole di Madame Rosa e un uomo che busserà alla loro porta sconvolgeranno l’esistenza di Momò, costringendolo a diventare grande e a prendersi responsabilità che un bambino non dovrebbe nemmeno ipotizzare.

La scrittura è molto scorrevole, sembrerà di leggere il pensiero di un bambino che non ha avuto la fortuna di essere istruito, cosa che si noterà per le innumerevoli parole inventate e le frasi sgrammaticate. Al contempo conosceremo un animo curioso, forte e sensibile, che coglierà le sfumature più preziose dell’esistenza, senza aggiungerci pregiudizi.

La storia parla di vita e di morte. Affronta temi ancora oggi molto ostici, come droga, eutanasia e vecchiaia.

Grazie alle pagine di Gary ci sorprenderemo a riflettere sui legami parentali e quanto questi abbiano valore rispetto ad un amore spassionato, quello senza vincoli.
Ill rapporto tra Momò e Madame Rosa è un affetto travolgente, affiatato, di sostegno, ma mai obbligato. I due vivranno in simbiosi e arriveranno anche a mentire per amore dell’altro.

Nel romanzo troverete tanti tipi di affetti: quello della solidarietà, che riesce a spazzare via anche la più vile delle tragedie, ma soprattutto l’amore per la vita stessa, un moto primordiale che muove ogni essere umano al fine di vedere davanti a sé uno stralcio di futuro roseo anche in mezzo alla miseria.

Un libro che vi farà sorridere e piangere allo stesso tempo.

Solo dopo il suo suicidio venne svelato che dietro a questo capolavoro c’era la firma di Romain Gary.

Potete trovare il libro cliccando qui.

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