L’anno in cui imparai a leggere – Marco Marsullo

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Immaginatevi Napoli a cornice di una storia che ci parla di un amore insolito e inaspettato.

Un amore non dovuto e nemmeno cercato.

Una ragazza madre e due giovani uomini in cerca di loro stessi e di qualcuno che li ami; un bambino dalle origini tribolate che dovrà scrivere un nuovo capitolo della sua esistenza.

L’anno in cui imparai a leggere di Marco Marsullo, 2019 per Einaudi, ci racconta la storia del giovane scrittore Niccolò che si imbatte in Simona, una ragazza madre che ha lasciato la grande passione per il teatro per crescere suo figlio Lorenzo da sola, senza alcun aiuto. Niccolò e Simona si innamorano e passeranno insieme momenti molto intimi.

Fin da subito Niccolò sarà chiamato a spartire il tempo di Simona con il piccolo Lorenzo. Nascerà una relazione a tre, dove il bimbo di quattro anni non regalerà niente al nuovo amico della mamma. Uno spaccato molto veritiero di quella che può essere la vita con un bambino, fatta di mani a cucchiaio per proteggerlo dagli spigoli, alla messa a nanna e a fughe inaspettate in mezzo alla folla.

Niccolò, un giovane uomo con un cuore grande non si pone nemmeno la fatidica domanda che molti al suo posto si sarebbero fatti. No, lui ama Simona, e per lei, sa che accetterà e vorrà bene anche al piccolo Lorenzo.

Come in ogni romanzo che si rispetti però l’insidia è dietro l’angolo e Simona sarà chiamata a fare una scelta importante che la porterà lontano, per molto, troppo tempo. Una donna che ha sempre messo al primo posto la famiglia decide di chiedere al suo fidanzato di supportarla e di accudire suo figlio fino al suo rientro.

Niccolò non fugge davanti alle responsabilità nemmeno questa volta e accetta di aiutare Simona. Anche se, il bambino vorrebbe qualsiasi cosa, tranne che rimanere a casa con lui.

Quando Niccolò e Lorenzo si troveranno soli, senza la donna della loro vita, busserà alla porta della loro esistenza Andrés, un giovane musicista sudamericano che con il suo carattere ribelle e una storia da raccontare, sconvolgerà ulteriormente le loro vite.

Tre giovani uomini che proveranno a conoscersi, a sopportarsi e a incastrarsi l’uno con l’altro.

Spesso si pesteranno i piedi, come ad esempio nella scelta della fede calcistica, ma proprio come il mondo del pallone spesso ci insegna, grazie ad una partita si possono trovare affinità e momenti di forte coesione.

Un libro che racconta uno spaccato di vita reale assieme ai bambini, dove non può esistere solo vizio e divertimento, ma bisogna dar spazio sopratutto a cura, dedizione e lungimiranza. Una routine ciclica che rasserena i piccoli e che deve essere ben orchestrata da un adulto. Solo che in questo caso l’adulto in questione non è il padre biologico, e in assenza di questo appellativo Niccolò dovrà lottare per farsi rispettare e ben volere dal piccolo Lorenzo.

Il romanzo di Marsullo ci insegna che l’amore non è dettato dal DNA, ma da quell’incastro di esperienze quotidiane che si sommano l’una all’altra, nel bene e nel male.

Niccolò ritroverà il suo centro nel caos che la vita gli sta regalando, ma anche lui sarà alla fine chiamato a fare una scelta difficile quanto inevitabile.

Lo stile ironico dell’autore strappa molte risate e la cadenza napoletana di Niccolò mista a quella scanzonata sudamericana di Andrés sapranno farvi tuffare in dialoghi degni di una sceneggiatura.

Raccomando la lettura di questo romanzo a chi volesse leggere un libro che parli di amicizia maschile vera, quella ironica che ti prende in giro e che se non gli gira bene, sa anche tirarti un pugno in faccia. Una storia per chi ha fegato per le sfide e non si tira indietro davanti alle difficoltà. Un libro che insegna che l’amore si può trovare negli angoli più inaspettati della vita.

Ho avuto l’immenso piacere di intervistare l’autore ponendogli delle domande sul suo romanzo.

Ecco in esclusiva per voi l’intervista a Marco Marsullo:

Ciao Marco,Vengo a te con qualche domanda sul tuo romanzo L’anno in cui imparai a leggere. Il personaggio di Andrés è molto ben strutturato, c’è qualche connessione tra te e l’America latina?

Ciao Rachele, il mondo latino è una delle mie più grandi passioni. Ho passato, qualche anno fa, un mese a Buenos Aires ed è stato amore. Andrés del romanzo nasce per raccontare anche quest’attrazione, ponendo una lente di ingrandimento su una cultura, e un popolo, che adoro.

La figura di Niccolò, giovane scrittore, tocca note autobiografiche o ti sei ispirato a qualche altra persona?

La storia ha una grande suggestione personale all’interno di una storia totalmente romanzata. Mi piacciono molto i bambini e mi andava di raccontare pure una paternità particolare, mettendo in luce degli aspetti inusuali legati a questo ruolo che di recente è un po’ sottovalutato.

Napoli è dentro le tue pagine, non solo nelle descrizioni, ma anche nei dialoghi. Quanto la tua città ha influenzato il tuo lavoro di scrittore, e in che modo?

Eh be’, essere napoletano condiziona ogni mia azione, soprattutto la scrittura. Siamo un popolo di raccontatori, di chiacchieroni, di amanti della vita, dell’amore e del dolore. La mia napoletanità è da sempre un segno distintivo, anche se nei miei romanzi provo a tenere Napoli, troppo ingombrante, sempre un passo indietro.

Sta per uscire il tuo nuovo libro, quando potremo leggerlo?

Il nuovo romanzo uscirà nel 2022 per Feltrinelli, lo sto ultimando proprio in questi mesi.

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