Umberto Eco

Ieri La Stampa ha pubblicato un articolo riguardante un nuovo spettacolo teatrale basato sul romanzo Il nome della Rosa di Umberto Eco. Oltre a ricordarvi che lo spettacolo sarà in scena dal 2 al 12 novembre 2017 al Teatro Franco Parenti di Milano (biglietti qui), penso che sia arrivato il momento per raccontarvi la fantastica vita dello scrittore, saggista, filosofo e semiologo Umberto Eco.

Eco nacque ad Alessandria il 5 gennaio 1932, lì trascorse infanzia e adolescenza, diplomandosi al liceo classico “Giovanni Plana”. Alla giovane età di 22 anni, nel 1954,  si è laureato in Filosofia medievale a Torino, con la tesi sul pensiero estetico di Tommaso d’Aquino. Fu nel periodo universitario che Eco abbandonò la religione cattolica, dando successivamente il merito proprio a Tommaso d’Aquino.

“si può dire che lui mi abbia miracolosamente curato dalla fede”

Un cambiamento importante per lo scrittore che in gioventù fu anche tra i responsabili a livello nazionale dell’attuale Movimento Studenti Azione Cattolica.

Appena finita l’università Eco vinse un concorso e iniziò a lavorare in Rai come editore dei programmi culturali, Un’iniziativa di svecchiamento per l’azienda si trasformò ben presto in una grande occasione per Eco per studiare da vicino il nuovo fenomeno della comunicazione di massa. Nel 1956 pubblica il suo primo libro, estensione della sua tesi di laurea.

La fine degli anni 50 per Eco fu uno snodo importante per la sua futura carriera professionale. Lavorò come condirettore per Bompiani ( fu solo l’inizio di una lunga vita di collaborazioni), scrisse per molte riviste letterarie e mise le basi del “Gruppo 63” pubblicando nel 1962 il saggio Opera aperta, che trattava di arte contemporanea, di come interpretarla e di come farla usufruire da tutti.

Il gruppo 63 era un movimento letterario d’avanguardia, che richiamava a idee del marxismo, privo di un manifesto, gli affiliati rifiutavano qualsiasi tipo di struttura neorealista, e proclamavano la piena libertà di espressione e studio linguistico al di fuori degli schemi narrativi classici.

Negli anni 60 inizia la carriera universitaria di Eco, insegnò a Milano e a Firenze e nel 1975 venne nominato  professore di Semiotica all’Università di Bologna, fu uno dei fondatori del corso di laurea in Dams di cui successivamente sarà anche il direttore.

Durante la sua carriera universitaria  Umberto Eco ha collaborato anche con molte Università straniere, ha ricevuto ben 40 lauree honoris causa, e smise di insegnare solo nel 2007 per limiti dettati dall’età.

Quando nel 2015 ricevette una laurea in comunicazione conferita dall’università di Torino, Eco attaccò duramente i social media, affermando che permettono a “legioni di imbecilli” di porsi sullo stesso piano di un vincitore di un premio Nobel.

Pubblicò la raccolta Apocalittici e integrati (1964), dove era promotore del dibattito tra i letterati a favore della comunicazione di massa e coloro che la ritenevano addirittura pericolosa per la cultura.

Nel 1968 Eco pubblica  La struttura assente,  nel 1975  Trattato di semiotica generale, e nel 1990 I limiti dell’interpretazione.

Famoso per pubblico Eco lo diventa dopo la pubblicazione de Il nome della rosa (Bompiani, 1980), il suo romanzo più famoso, finalista del famoso Edgar Award, vincitore del premio Strega del 1981 e tradotto in ben 47 lingue per 30 milioni di copie vendute.

Con la sua prima opera Eco trova lo sposalizio perfetto tra le sue infinite ricerche sul Medioevo e una nuova forma letteraria, quella del thriller.

Un romanzo didattico in alcune sue parti, dove un lettore può apprendere nozioni storiche, ma che ha una trama avvincente e compiuta, come se Eco volesse concretizzare “l’arte per tutti”, “l’opera aperta”.

Nel 1988 pubblica il suo secondo romanzo, Il pendolo di Foucault (Bompiani), questo come i successivi romanzi riscossero molto successo, ma nessuno quanto la sua opera prima. Ricordiamo L’isola del giorno prima (Bombiani, 1994), Baudolino (Bompiani, 2000), La misteriosa fiamma della regina Loana (Bompiani, 2004), Il cimitero di Praga del (Bompiani, 2010) e Numero zero (Bombiani, 2015).

Umberto Eco morì il 19 febbraio 2016 a causa di un tumore al pancreas.

Vorrei lasciarvi con un video della collezione di libri di Umberto Eco, dovrebbe contenere più di 40.000 copie.

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