John Williams – Stoner

#consiglidilettura

A chi, in veste di libraio, non è capitato di avere una conversazione tipo questa:

“Sto cercando un libro, non ricordo il titolo, ma parla di…”

Ecco, proprio nei giorni scorsi ho avuto il piacere di cimentarmi in questo giochetto, che tra l’altro adoro.

Il signore di mezza età, con pancia tonda e gambe magre, sotto i baffi mi ha detto :

““Sto cercando un libro, non ricordo il titolo, ma parla di un uomo normale, che alla fine nella vita non aveva fatto nulla di speciale. Ma me l’hanno consigliato e vorrei leggerlo”

Ammetto di aver avuto anche un pizzico di fortuna, ma subito ho pensato al magnifico libro di John Williams, Stoner ( Fazi editore, 2012).

E il libro che cercava quel simpatico signore era proprio quello.

Vorrei cominciare a parlare di questo romanzo trascrivendovi l’incipit, un centinaio di parole, ma che raccontano inaspettatamente le seguenti 200 pagine.

«William Stoner si iscrisse all’Università del Missouri nel 1910, all’età di diciannove anni. Otto anni dopo, al culmine della prima guerra mondiale, gli fu conferito il dottorato in Filosofia e ottenne un incarico presso la stessa università, dove restò a insegnare fino alla sua morte, nel 1956. Non superò mai il grado di ricercatore, e pochi studenti, dopo aver frequentato i suoi corsi, serbarono di lui un ricordo nitido. Quando morì, i colleghi donarono alla biblioteca dell’università un manoscritto medievale, in segno di ricordo. Il manoscritto si trova ancora oggi nella sezione dei “Libri rari”, con la dedica: «Donato alla Biblioteca dell’Università del Missouri in memoria di William Stoner, dipartimento di Inglese. I suoi colleghi».

E se pensate che vi abbia appena fatto uno spoiler imperdonabile, vi correggo, perché nel libro Stoner, tutto potrete aspettarvi, tranne che trovare colpi di scena.

Ma iniziamo dal principio.

La storia di questo libro risale al 1965, quando il romanzo di John Williams venne pubblicato in America e venne recensito (anche se molto bene) solamente dal New Yorker.

Vendette si e no 2000 copie, e quasi profetica appare una lettera che l’autore scrisse alla sua agente nel 1963:

«non ho illusioni che diventi un bestseller o qualcosa del genere; ma se l’editore saprà presentarlo nel modo giusto – cioè non come un altro “romanzo accademico” – potrà vendere decentemente. L’unica cosa di cui sono certo è che è un buon romanzo; nel tempo potrà essere considerato anche come un romanzo decisamente buono».

Si, caro John, il tuo è decisamente un romanzo buono, tanto buono da essere ripescato dal dimenticatoio nel 2003 dalla casa editrice Vintage e  dalla più famosa New York Review Books Classics nel 2006,

Ma il vero successo è arrivato quando la scrittrice francese Anna Gavalda ne comprò i diritti per tradurlo nel 2011. Grazie a questa scrittrice l’opera è approdata in Europa, destando l’attenzione di case editrici importanti e tra fine 2012 e inizio 2013 Stoner è andato direttamente in cima alle classifiche. Ad oggi ha venduto circa un milione di copie.

Che cosa rende speciale questo romanzo non è una trama avvincente, anzi, la sua particolarità si cela dietro alla semplicità.

Semplicità nel metodo narrativo, fatto di frasi semplici, asciutte e che non lasciano adito a pensare che ci siano significati nascosti dietro ad ogni singola parola.

La scrittura si fonde con la biografia del professor Stoner, anch’essa semplice, lineare e talvolta banale.

Noi che siamo abituati a farci abbagliare da grandi storie, ci ritroviamo davanti ad una vita piena di virtuosismo di un uomo vissuto tra il 1910 e 1960.

Stoner lascia la famiglia contadina, studia, si sposa con la ragazza che desidera, ma il matrimonio si rivela un fallimento. Insegna all’università, ma la sua vita è senza successo dato che per 25 anni la sua carriera verrà ostacolata dal rettore.

Ha un rapporto piatto con la figlia, ama un’altra donna, tutto nella piena passività che contraddistingue la sua esistenza.

Perché leggere un libro così?

Perché come afferma lo stesso autore, Stoner ha vissuto una bella vita, anche migliore di tante altre.

Un inno alla normalità, alla bellezza della semplicità.

Consigliato a tutti, ragazzi, donne, uomini, amanti della lettura e non.

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